La scena come spazio di ricerca

TEATRO

Interpreti in costume sotto luci viola e arancioni nella scena di Ubu Re.
Ubu Re · fotografia di scena

Il teatro è il luogo in cui prende forma la ricerca artistica di Antonio Minelli. Un percorso che attraversa la regia, la recitazione, la drammaturgia e la sperimentazione, esplorando le possibilità espressive della parola, del corpo, della musica e dell’immagine.

Fin dalle prime esperienze, la sua attività si sviluppa attraverso una concezione della rappresentazione che supera i confini del palcoscenico tradizionale. Lo spazio scenico diventa parte integrante del racconto, mentre il rapporto tra interpreti e spettatori assume un ruolo centrale nella costruzione dell’esperienza teatrale.

La ricerca si traduce in produzioni che attraversano generi, linguaggi e luoghi differenti: dal teatro di ricerca alle performance urbane, dagli spettacoli itineranti al teatro musicale, fino alle rappresentazioni che integrano scenografie virtuali e tecnologie audiovisive.

In questo percorso, la regia non si limita all’organizzazione degli elementi scenici, ma diventa uno strumento di composizione attraverso il quale corpi, suoni, immagini e ambienti partecipano a un’unica costruzione drammaturgica.

Produzioni teatrali

Un percorso attraverso opere e linguaggi

Dalle prime regie degli anni Ottanta alle produzioni contemporanee, il lavoro teatrale di Antonio Minelli si sviluppa attraverso la reinterpretazione di testi classici e contemporanei, la creazione di drammaturgie originali e la sperimentazione di forme di rappresentazione non convenzionali.

Le produzioni selezionate restituiscono alcuni momenti significativi di questo percorso, documentando l’evoluzione della sua ricerca come regista, attore e autore.

Composizione teatrale con interpreti, oggetti scenici e un cerchio dorato.
Ubu Re · fotografia di scena

2018

Ubu Re

2015

Happy Steamdead Mr. King

Regia di Antonio Minelli

Per salvare il regno dal declino che lo sta conducendo alla caduta, la vecchia regina e il medico di corte – allegorie della politica e della scienza ufficiale? – stabiliscono che è necessario rinnovare la governance. Cambiare per conservare. Drasticamente. Il Re, Mr. King, deve morire. Presto. Al termine dello spettacolo. Non più tardi. Con lui deve morire la nuova compagna (allegoria della speranza?). Gli spettatori rappresentano il popolo, oppure una sorta di muto parlamento, e sono chiamati alla corresponsabilità della decisione. In modo fittizio, con “pizzini” che in realtà non compileranno mai. Ma entro lo spirare del tempo, Mr. King trova la soluzione. E’ la “disinstallazione”. Come nella mente elettronica dei computer si disinstalla un programma, nella mente umana si possono disinstallare i paradigmi corrosivi della storia. Non soltanto la Guerra, Sopraffazione economica, consumismo, alienazione sociale, mortificazione dell’ambiente. (P. Scaglione)

Interprete con cilindro e occhiali steampunk, illuminato da proiezioni colorate.
Happy Steamdead Mr. King · fotografia di scena
Due interpreti in scena, una con cappello e l’altra con le mani davanti al viso.
L’ultimo atto · fotografia di scena

2013

L’ultimo atto

Regia di Antonio Minelli · Voce fuori campo: Antonio Minelli

Ricordando come, nei più alti momenti della nostra civiltà, il teatro sia stato sempre presente nella formazione dell’individuo, un’attrice si prepara all’ultimo atto, non già della sua carriera, bensì dell’intera società.

L’azione si svolge in un futuro non molto lontano (anzi, piuttosto prossimo), dove il teatro e la cultura in generale, hanno perso la loro naturale collocazione sociale.

In una scena tra scatole e vecchi costumi, un camerino in via di smantellamento, l’artista si muove fra ricordi e analisi sociologiche, fra visioni ed evocazioni, nel tentativo di spiegare a una giovane assistente le antiche meraviglie del palcoscenico.

Entro un’ora darà vita all’ultimo atto che la vedrà come interprete.

Si chiude l’ultima sala della città e l’attrice si prepara allo spettacolo finale di un mondo ormai scomparso, con la consapevolezza di essere l’ultima testimone della civiltà.

E che la chiusura del suo teatro, aprirà le porte alla barbarie.

2012

La casa degli errori

Scritto e diretto da: Antonio Minelli

A Ceddario Abbe, l’arrivo di una “stregga” che fa “magie di tutte le misure”, crea gran scompiglio tra gli abitanti: gli alunni non sono più promossi e fanno sempre un sacco di errori e in paese infuria il Kaos.

Le maestre intervengono chiamando l’ispettore Pierro’ che decide di andare a trovare la stregga che abita con le sue due figliole in una casa in cui il disordine grammaticale regna incontrastato: la figlia Acca vuole scappare di casa perché nessuno la pronuncia, ma scoprirà che senza di lei non funziona niente; la piccola Stelina imparerà le doppie diventando una stellina che corre per tutto il paese illuminando gli errori.

Attraverso interrogatori, immagini, canzoni e scene divertenti, si scopre che quella non è la casa degli Orrori, ma degli Errori.

Fortunatamente il pericolo è scampato: la stregga ha messo la “g” incriminata nel posto sbagliato ed in realtà è una magliaia che fa “maglie di tutte le misure”. Risolto il caso, Pierro’ riparte per una nuova avventura, ha saputo di una nazione divisa in due: una maiuscola e una minuscola… e non può che intervenire!

Due interpreti si confrontano davanti alla scenografia de La casa degli errori.
La casa degli errori · fotografia di scena
Due interpreti in una composizione di movimento, in bianco e nero.
Ordine nel tempo e nello spazio · fotografia di scena

1997

Ordine nel tempo e nello spazio

Interprete in costume con arco e frecce davanti a una parete, nella scena di Eneide.
Eneide · Adelfia

1996

Eneide

Gruppo di interpreti in costume all’aperto, in una fotografia in bianco e nero.
Dio lo vuole! · fotografia di scena

1995

Dio lo vuole!

1994

Il Decamerone

Due interpreti illuminati da luce calda all’interno di uno spazio in pietra.
Il Decamerone · fotografia di scena
Una figura distesa tra le formazioni rocciose illuminate delle Grotte di Castellana.
Discesa all’Inferno · Grotte di Castellana

1993

Discesa all’Inferno

1992

Vinca y Amelca

Gruppo di interpreti in bianco sul ponte di una nave in navigazione.
Vinca y Amelca · Gli approdi
Due interpreti si abbracciano in una scena illuminata su fondo scuro.
Il figlio dell’uomo · fotografia di scena

1991

Il figlio dell’uomo

Teatro e musica

La musica come drammaturgia

La musica occupa un posto centrale nella ricerca teatrale di Antonio Minelli, non soltanto come accompagnamento dell’azione scenica, ma come linguaggio capace di costruire atmosfere, evocare immagini e sviluppare nuove possibilità narrative.

L’incontro tra parola, voce e composizione musicale attraversa numerose produzioni, nelle quali il suono diventa parte integrante della struttura drammaturgica.

Dal 1995, la collaborazione con il chitarrista e compositore Davide Cervellino dà vita al progetto Xantaria, esperienza artistica che intreccia tradizioni musicali mediterranee, ricerca contemporanea e interpretazione vocale.

In questo ambito nascono produzioni che esplorano il rapporto tra musica, poesia e rappresentazione, tra cui Sole bruciato, dedicato alla poesia di Vittorio Bodini, Labbra color rugiada, omaggio a Fabrizio De André, e Anima Latina, rilettura dell’omonimo lavoro discografico di Lucio Battisti.

Queste esperienze contribuiscono a definire un linguaggio nel quale musica e teatro si incontrano, dando vita a forme espressive che attraversano il concerto, la performance e la narrazione scenica.

Interpreti e musicisti durante Sole bruciato, in una fotografia in bianco e nero.
Sole bruciato · fotografia di scena
Musicisti con tastiera, chitarra e voce durante Labbra color rugiada.
Labbra color rugiada · fotografia di scena

Oltre il palcoscenico

Dal teatro alle nuove forme della rappresentazione

L’esplorazione dello spazio scenico e l’integrazione di linguaggi differenti conducono progressivamente la ricerca di Antonio Minelli verso le possibilità offerte dalle tecnologie audiovisive e digitali.

Le prime sperimentazioni multimediali si sviluppano all’interno delle produzioni teatrali, attraverso l’utilizzo di proiezioni, immagini in movimento e scenografie virtuali.

Nel tempo, questi strumenti diventano parte di una ricerca più ampia, capace di estendere la narrazione oltre il palcoscenico e di trasformare architetture, ambienti urbani e spazi espositivi in luoghi della rappresentazione.

Il passaggio alle arti digitali e immersive non costituisce una separazione dal percorso teatrale, ma ne rappresenta un’evoluzione: cambiano gli strumenti e le dimensioni della scena, mentre rimane centrale la relazione tra spazio, racconto e spettatore.